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Maria Stuarda

Maria Stuarda

La Maria Stuarda è un antichissimo dolce di riposto palermitano del quale si sono quasi perse le tracce. È difficilissimo infatti trovare la Maria Stuarda nelle pasticcerie palermitane. Le ultime le ho viste nella pasticceria dei F.lli Magrì e nella pasticceria Saccone tutt’e due di Palermo.
Come dicevo, la Maria Stuarda è un dolce che anticamente, ma anche oggi, i siciliani definiscono di riposto: “cosi rùci ri ripòstu” (cose dolci di riposto).


Questi dolcetti, contrariamente al loro nome, non hanno nulla a che fare con la città di Riposto (Catania). Riposto deriva da ripostiglio, e più precisamente il ripostiglio della credenza dove appunto venivano conservate le “cosi rùci”, che resistevano a lungo nel tempo. Di “cosi rùci” in Sicilia ne esistono una infinità con caratteristiche simili ma con nomi diversi. Fra questi, oltre ai famosi biscotti con i pinoli, i bocconcini di Erice e i “muccunetti – muccunedda” di pasta reale, tipici di Mazzara del Vallo, fa parte anche la nostra Maria Stuarda.
Precisiamo che per la Maria Suarda la tradizione prevede l’uso della conserva di cedro, tuttavia è anche molto usata e apprezzata la conserva di zucchina lunga (zucchina da pergola (quella dei tenerumi per intenderci). Noi abbiamo usato quella di cedro.

Ingredienti per l’involucro della Maria Stuarda

1 kg di farina 00
400 grammi di strutto
400 grammi di zucchero
6 tuorli
Una presa di sale
La buccia di un limone grattugiata
2 bustine di lievito per dolci (anticamente si usavano, per queste dosi, 21 grammi di bicarbonato e 9 grammi di cremor tartaro)
Stampi per tartellette
Per decorare
Ciliegie candite q.b.

Ingredienti per la conserva di cedro

1 kg di cedri
800 grammi di zucchero
mezzo bicchiere d’acqua
cannella

Procedimento per la conserva di cedro

Premessa:
Vi consigliamo di preparare la conserva di cedro qualche giorno prima di procedere alla realizzazione della Maria Stuarda perché per ottenerla sono necessari almeno un paio di giorni.
Bucherellate i cedri aiutandovi con una forchetta e metterli in acqua per almeno due giorni, avendo cura di cambiare spesso l’acqua. Trascorso il tempo, sgocciolarli, asciugarli, grattugiarli ed eliminare i semi. Depositare in un tegame e mettere sul fuoco a fiamma bassa. Unire lo zucchero, l’acqua e la cannella polverizzata. Con un cucchiaio di legno mescolare continuamente fin quando il composto si addensa. Togliere dal fuoco e depositare in vasetti di vetro sterilizzati. Tappare e poggiare su di un piano i vasetti capovolti per almeno mezz’ora (si crea così il sottovuoto) quindi rigirarli e conservarli al buio e all’asciutto. Si potrà utilizzare la conserva dopo 24 ore.

Procedimento per l’involucro della Maria Stuarda

In una planetaria, con l’attrezzo a foglia, mettere la farina, il sale, lo zucchero, il lievito, la buccia del limone grattugiata e mettere in moto la planetaria a velocità non elevata e, poco per volta, unire lo strutto ammorbidito. Non appena gli ingredienti saranno amalgamati aggiungere i tuorli, uno alla volta, in modo da ottenere un impasto un po’ sbriciolato e omogeneo. A questo punto togliere l’impasto dalla planetaria, formare una palla (non maneggiarla troppo a lungo perché lo strutto tende ad ammorbidire col calore delle mani), avvolgerla in un panno o nella pellicola e riporla per 15 – 20 minuti in frigo (se potete preparate la frolla il giorno precedente). Spianare la pasta frolla ad uno spessore non troppo sottile (almeno mezzo centimetro) e dividerlo in due parti (una per foderare gli stampi, l’altra servirà per definire la Maria Stuarda. A questo punto ritagliate dei dischetti di pasta frolla e foderate i vostri stampi fino alle pareti, depositate la conserva di cedro in tutti gli stampi foderati di frolla e infine ritagliate le strisce di frolla con le quali ricoprirete (come potete osservare in foto) la Maria Stuarda e adagiarle su di una teglia. Mettere in forno preriscaldato a 180° per circa trenta minuti e comunque finché la frolla sarà dorata. Sfornare, fate raffreddare e guarnite ogni Maria Stuarda adagiandovi sopra una ciliegia candita.

A proposito di Maria Stuarda

Per quanto concerne il nome attribuito al dolce, dopo tante ricerche ho trovato qualcosa che mi piace come descrizione e che potrebbe soddisfare la nostra curiosità su: https://www.gennarino.org/forum/viewtopic.php?f=9&t=11274#p105909:

…”Sembrerebbe derivare da Mary Stuart, o Maria Stuarda regina di Scozia (1542-1587). tuttavia dopo affannose ricerche, l’unica piccola relazione con la sfortunata regina scozzese potrebbe essere quella relativa al suo ritorno, dopo la morte del marito, dalla Francia in Scozia. In quell’occasione portò con se una gran quantità di marmellata di arance di cui era ghiottissima e addirittura era il suo unico sostentamento quando si ammalava (fatto che avveniva molto spesso). Pare che da Marie malade derivi la parola marmellata. Inoltre associando la parola marmellata allo shortbread, un dolce scozzese di pasta frolla che affidato alle logiche bizzarre dei palermitani potrebbe esser venuto fuori il none di Maria Stuarda”.


 
 
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